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日志


2008/9/5

LETTERA PAPA

Todi,27 Gennaio 2008

Santo Padre,

 

mi chiamo Riccardo Patalini,sono un ragazzo ventunenne della città di Todi, in provincia di Perugia. Faccio parte dell’Azione Cattolica della mia diocesi,Orvieto - Todi,e dal mese di novembre dello scorso anno,sono stato nominato responsabile ACR della mia parrocchia. Ho partecipato alle ultime due Agorà e alla GMG di Colonia. Sin dall’inizio del suo pontificato, ho sempre creduto in Lei, e non ho mai dubitato che sarà sicuramente un Papa importantissimo. Sono solo 4 anni che cammino, e le mie esperienze più significative,e più forti dal punto di vista della fede,le ho avute durante la veglia di preghiera della GMG, e durante la veglia dell’ultimo Agorà. Sentire le sue parole, mi ha dato la forza di guardare avanti, e per cercare di fare qualcosa per provare a cambiare questo mondo. Gesù, come scritto nella Bibbia,per compiere la volontà del Padre,sceglie le persone più povere e più deboli. Egli,ama a tal punto l’uomo,da creare ognuno a sua immagine e somiglianza,e con un compito ben preciso. Tutta via,Egli ci ama così immensamente,da darci la facoltà di scegliere anche di non seguirlo. Lui sa quali sono i desideri più profondi del nostro cuore. Solo ora,dopo 4 anni di incontri, e di conoscenza della parola, e delle scritture di Gesù, posso dire che sto costruendo e conoscendo con Lui,un buon rapporto. Ora sento che la mia vocazione,è il matrimonio,ma questo può essere solo un desiderio de mio cuore e potrebbe perciò non corrispondere alla Sua volontà. Per tale motivo sto cercando certezze sulla mia missione. Dobbiamo andare avanti con la consapevolezza che tutto ciò viene da Lui. Come diceva il pontefice Giovanni Paolo II, non dobbiamo avere paura e spalancare le porte a Cristo. In occasione della festa dell’8 Dicembre scorso, ho ascoltato attentamente le sue parole,,sono state parole forti ed importanti,che con la mente mi hanno portato a ciò che disse a Loreto riguardo a Maria,Maria che è nata senza peccato originale,ha detto si al Signore,per noi. Nella Sua enciclica “spe salvi facti sumus” la redenzione,e la salvezza ci fa affrontare il presente,anche se questo è faticoso. Speranza vuol dire giungere a conoscere Dio,il vero Dio;ciò che Gesù,pur essendo venuto al mondo nelle nostre stesse sembianze,ossia come un uomo,era diverso,perché Figlio di Dio,divenuto carne per la nostra salvezza. La fede che con la sua incarnazione abbiamo acquisito, conferisce alla nostra vita,una nuova base e un nuovo fondamento poiché ci rende consapevoli di essere anche noi figli di Dio,e come tali,Egli non ci abbandona e provvede al nostro sostentamento sia spirituale che fisico. E’questa infatti la sua provvidenza,grazie alla quale non dobbiamo assolutamente preoccuparci di creare famiglie numerose solo perché intimoriti dal sostentamento economico che noi potremmo dare ai nostri figli,poiché anche essi creati da Lui. La domanda che mi pongo più spesso,è:cosa ci dona la fede?La vita eterna. Continuare a vivere in eterno,appare più una condanna che un dono. La morte certamente si vorrebbe rimandare il più possibile,ma vivere sempre,senza un termine,può sembrare noioso ed insopportabile.E’ precisamente questo che dice il padre della chiesa Ambrogio:”è vero che la morte certamente non faceva parte della natura,infatti Dio dal principio,non stabilì la morte,ma le diede quale rimedio a causa della trasgressione, la vita degli uomini cominciò ad essere miserevole nella fatica quotidiana e nel pianto insopportabile…”non deve essere pianta la morte,perché è causa di salvezza.”un primo luogo di apprendimento della speranza, è la preghiera,in quanto è tramite essa che noi parliamo a Dio confidandogli le nostre preoccupazioni e affidandogli la nostra vita. Essa, è inoltre l’unico modo per dialogare con Lui,convinti che ci ascolta ed esaudisce le nostre suppliche e richieste.

 

Con la speranza di una sua risposta,le porgo le mie scuse per il disturbo arrecatole,e la ringrazio vivamente per il tempo dedicatomi.

 

RICCARDO PATALINI, VIA SANT’AGOSTINO,9

06059 TODI –PG-